Italian Design Icons, Il Gruppo Semar
Nella serie Italian Design Icons, esploriamo le eccellenze italiane che hanno trasformato innovazione, visione industriale e capacità di adattamento in successo internazionale. Tra queste, il Gruppo Semar è un esempio di crescita globale guidata da tecnologia, flessibilità e strategia. Specializzata nella produzione di trasformatori di corrente, moduli di alimentazione e soluzioni per il settore energetico.
La capogruppo italiana Semar S.r.l., fondata nel 1973 a Castelfidardo (Ancona), e’ la capostipite del Gruppo Semar che vanta un fatturato nel 2025 di 60 milioni di euro. Oggi Semar opera con oltre 600 collaboratori tra Italia, Cina, Tunisia e Stati Uniti, sviluppando tecnologie avanzate per mercati industriali ad alta competitività. Presente in Cina dalla fine degli anni ’90, il Gruppo ha progressivamente trasformato il mercato cinese in uno dei pilastri del proprio sviluppo internazionale, combinando know-how italiano, apertura culturale e attenzione alla sostenibilità.
A raccontare questo percorso è Elisa Palmieri, membro della seconda generazione della famiglia fondatrice che ricopre il ruolo di marketing communication manager & chief sustainability officer; maturando esperienza nella comunicazione corporate e nel coordinamento tra le sedi internazionali, contribuisce allo sviluppo delle strategie ESG e al posizionamento globale del brand Semar.
In questa intervista a Panorama, Palmieri ripercorre l’evoluzione di Semar in Cina e riflette sul ruolo di innovazione, cultura industriale e sostenibilità nella competitività internazionale dell’azienda.
Q1: Semar ha celebrato lo scorso anno il 25° anniversario della sua presenza in Cina. Come definireste l'evoluzione strategica di Semar in questo mercato, partendo dalla joint venture del 2000 fino a diventare oggi un canale di vendita cruciale per il Gruppo?
R1: Negli anni ’90, la Cina veniva percepita da molte aziende occidentali più come una minaccia che come un’opportunità. In quel contesto, la scelta di Semar fu controcorrente e, col senno di poi, profondamente lungimirante. Noi abbiamo scelto un approccio diverso, guidati da una convinzione che mio padre ha sempre espresso con grande chiarezza: se un potenziale concorrente non puoi combatterlo, è meglio allearsi. È proprio da questa visione strategica che è nata, nel 2000, la joint venture che ha segnato l’ingresso del Gruppo nel mercato cinese. Da allora, il percorso di Semar in Cina è stato caratterizzato da un’evoluzione costante: da semplice presenza produttiva a vero e proprio presidio commerciale e strategico. Nel tempo, infatti, il mercato cinese non è stato solo un luogo in cui operare, ma è diventato un contesto con cui dialogare, imparare e crescere. Oggi possiamo affermare che questa scelta si è rivelata vincente. I nostri colleghi cinesi non sono più soltanto partner operativi, ma interlocutori fondamentali con cui condividere visione, competenze e obiettivi. Il confronto continuo e costruttivo, unito a una forte capacità di ascolto reciproco, ha permesso di sviluppare un modello di collaborazione solido e duraturo. Senza questo percorso di alleanza e apertura, difficilmente la Cina sarebbe diventata un pilastro così rilevante nello sviluppo commerciale del Gruppo.
Q2: Quali differenze culturali ha notato osservando il mercato cinese dall’Italia rispetto a quando vi siete trovati direttamente in Cina, e in che modo queste esperienze hanno influenzato la vostra comprensione del mercato e l’approccio operativo?
R2: Osservando la Cina dall’Italia si ha inevitabilmente una percezione parziale, spesso filtrata da stereotipi o da logiche di mercato occidentali che non sempre si applicano a quel contesto. Solo vivendo direttamente il Paese ci si rende conto della velocità, della complessità e anche della forte specificità culturale che lo caratterizzano. Uno degli aspetti più evidenti è il diverso approccio al tempo e al cambiamento: il mercato cinese è estremamente dinamico, richiede rapidità decisionale e una grande capacità di adattamento. Allo stesso tempo, però, le relazioni personali giocano un ruolo centrale: la fiducia si costruisce nel tempo ed è un elemento fondamentale per sviluppare partnership solide. Questa esperienza diretta ci ha insegnato che non è possibile applicare modelli standard. È stato necessario sviluppare un approccio più flessibile, basato sull’ascolto e sulla comprensione del contesto locale. In questo senso, il contributo dei nostri colleghi cinesi è stato determinante per interpretare correttamente le dinamiche del mercato e prendere decisioni più efficaci. In definitiva, il passaggio da una visione “a distanza” a una presenza diretta ci ha permesso di evolvere non solo operativamente, ma anche culturalmente, rendendoci un’organizzazione più aperta, reattiva e capace di lavorare in un contesto realmente globale.
Q3: In che modo Semar integra il design e l'innovazione nella creazione di prodotti per il mercato cinese, e può fornire un esempio concreto di come questi elementi si combinano in un prodotto o progetto recente?
R3: Per noi design e innovazione sono strettamente interconnessi e nascono sempre da un’attenta lettura delle esigenze del mercato. In Cina, dove il livello tecnologico e le aspettative dei clienti sono particolarmente elevati, questo approccio è fondamentale per sviluppare soluzioni realmente competitive. L’integrazione si basa su una collaborazione continua tra i nostri team italiani e quelli locali: da un lato mettiamo a disposizione competenze ingegneristiche avanzate e una lunga esperienza nella progettazione, dall’altro beneficiamo di una conoscenza diretta del mercato e delle applicazioni specifiche. Questo ci permette di sviluppare prodotti altamente performanti, ma anche perfettamente adattati al contesto in cui vengono utilizzati.
Un esempio concreto è rappresentato dalla bobina di Rogowski, una tecnologia su cui Semar ha sviluppato un know-how distintivo. Siamo oggi in grado di produrre sensori di corrente con un grado di accuratezza fino allo 0,1%, un livello estremamente elevato che pochi player sono in grado di garantire con continuità e affidabilità. Questo risultato non è solo una questione di precisione tecnica: la qualità della bobina ha un impatto diretto sulla sicurezza e sulla protezione degli impianti in cui viene installata. Una misura accurata della corrente è infatti fondamentale per prevenire guasti, gestire correttamente i carichi e garantire il funzionamento sicuro delle infrastrutture elettriche. In questo senso, il nostro lavoro non si limita a sviluppare un componente, ma contribuisce a creare sistemi più sicuri e affidabili. È proprio questa combinazione tra eccellenza ingegneristica, attenzione al dettaglio e capacità di rispondere a esigenze concrete che rappresenta il valore aggiunto di Semar, in Cina come negli altri mercati in cui operiamo.
Q4: Come rispondete alle aspettative dei consumatori cinesi riguardo all'ambiente e alla responsabilità sociale, e quali differenze notate tra le loro aspettative e quelle dei consumatori europei?
R4: In qualità di Sustainability Officer del Gruppo, posso dire che la sostenibilità rappresenta per noi una delle prerogative fondamentali per lo sviluppo e la crescita del business. È un fattore centrale che influenza in modo concreto il nostro modello di sviluppo e crescita, guidando le nostre scelte industriali e di prodotto.
Siamo inoltre fortemente impegnati nel monitoraggio delle nostre emissioni di CO₂e in tutti i plant del Gruppo: con tre stabilimenti in Italia, oltre a Tunisia, Cina e Stati Uniti; con un obiettivo chiaro e ambizioso: raggiungere la neutralità carbonica entro il 2030. Questo impegno si traduce in azioni concrete lungo tutta la catena del valore.
Negli ultimi anni abbiamo sviluppato un’offerta sempre più orientata alla transizione energetica e alle smart grid, in linea con le aspettative di mercati avanzati come quello cinese. Un esempio concreto è il nostro trasformatore di misura in media tensione realizzato senza l’utilizzo di gas SF6, una tecnologia ancora ampiamente diffusa ma con un impatto ambientale significativo. La nostra soluzione rappresenta un’alternativa più sostenibile, mantenendo al tempo stesso elevati standard di performance e affidabilità.
In questa stessa direzione si inserisce anche lo sviluppo di Airy, un sensore in grado di monitorare oltre 20 parametri ambientali legati alla qualità dell’aria, che abbiamo implementato in tutti i plant del Gruppo per analizzare le differenze tra i diversi contesti operativi e intervenire in modo mirato, migliorando le condizioni ambientali e di lavoro.
Accanto a questo, abbiamo sviluppato anche soluzioni per la mobilità elettrica, come la nostra colonnina di ricarica Infinergi, che si inserisce in un ecosistema energetico sempre più orientato all’elettrificazione e alla riduzione delle emissioni.
Per quanto riguarda le differenze tra Cina ed Europa, possiamo dire che entrambi i mercati mostrano una crescente attenzione ai temi ambientali, ma con approcci diversi. In Europa la sostenibilità è spesso guidata da normative e da una forte sensibilità culturale, mentre in Cina il cambiamento è molto rapido e fortemente sostenuto anche da politiche industriali e investimenti su larga scala. In entrambi i casi, però, la direzione è chiara: innovazione e sostenibilità sono sempre più interconnesse e rappresentano un fattore chiave di competitività.
Per noi, essere in grado di anticipare queste esigenze significa non solo rispondere al mercato, ma contribuire attivamente alla costruzione di un sistema energetico più sostenibile.
Q5: Quali riflessioni o suggerimenti generali potete offrire a chi desidera entrare nel mercato cinese, considerando le dinamiche complesse e in continua evoluzione di questo paese?
R5: Il primo suggerimento è quello di evitare di interpretare la Cina con le logiche dei mercati occidentali. Si tratta di un contesto estremamente complesso, con dinamiche proprie, che richiede un approccio dedicato e una reale volontà di comprenderne le specificità.
È fondamentale investire nel lungo periodo. Un approccio focalizzato sul breve termine ha spesso impedito a molte aziende di costruire una presenza solida e duratura in Cina. Noi abbiamo scelto una strada diversa, cercando di integrare la dinamicità e la velocità del contesto cinese con una cultura più strutturata e una visione strategica di lungo periodo tipicamente europea.
Un altro aspetto chiave è la capacità di adattamento. Il mercato cinese evolve molto rapidamente, sia dal punto di vista tecnologico sia nelle aspettative dei clienti. È quindi necessario essere flessibili, pronti a rivedere modelli consolidati e a sviluppare soluzioni su misura, senza pensare di replicare automaticamente quanto funziona in altri mercati.
Allo stesso tempo, è importante mantenere una chiara identità aziendale. L’equilibrio tra adattamento locale e coerenza globale è uno degli elementi più delicati, ma anche più strategici per avere successo.
Infine, consiglierei di adottare un approccio basato sull’ascolto. La capacità di comprendere davvero il mercato — attraverso il dialogo con clienti, partner e team locali — è ciò che consente di trasformare la complessità in opportunità e di costruire una crescita duratura.
A cura di: Avv. Carlo Diego D’Andrea, Managing Partner di D’Andrea & Partners Legal Counsel, Vice Presidente Nazionale della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina (EUCCC).


